Gerald J. Chader, Ph.D. Doheny Retina Institute, USC Medical School, Los Angeles, CA, USA
Sono sempre più numerose le informazioni sui geni coinvolti nella retinite pigmentosa e in altre rare forme di degenerazione retinica, così come sui meccanismi patogenetici che portano alla degenerazione dei fotorecettori. Per esempio si stima che sia nota circa la metà dei geni le cui mutazioni causano la retinite pigmentosa così come la maggior parte dei geni coinvolti nella degenerazione maculare senile. Valendosi di queste informazioni sui meccanismi che portano alla morte dei fotorecettori sono state messe a punto strategie per rallentarare la perdita di visione o in alcuni casi per ripristinare la funzione visiva andata perduta. Sono in corso sperimentazioni cliniche sia per la degenerazione maculare senile che per la retinite pigmentosa, che comprendono una rara forma di degenerazione rertinica, la amaurosi congenita di Leber, la malattia di Stargardt e la sindrome di Usher. Le strategie utilizzate sono le seguenti:
Terapia genica. La terapia genica si è dimostrata efficace e sicura in esperimenti su modelli animmali di degenerazione retinica. Nel modello animale si sono osservati sia un perdurare nel tempo degli effetti positivi della terapia genica, che effetti positivi anche su forme avanzate di retinite pigmentosa. Sono in corso sperimentazioni cliniche su una specifica forma di amaurosi congenita di Leber. Ci vorrà del tempo prima di poter affermare che i trattamenti sono davvero efficaci, ma i primi risultati sono positivi. Sono in fase di preparazione altre sperimentazioni cliniche per pazienti con altre forme di retinopatia, compresa la sindrome di Usher e la malattia di Stargardt. La terapia genica può anche essere utilizzata per veicolare un gene curativo a un certo tipo di cellula o a un determinato tessuto. Questa forma di trattamento prende il nome di terapia genica farmacologica. I questo modo molecole che migliorano la sopravvivenza dei neuroni (agenti neurotrofici) possono essere portati alle cellule retiniche per prolungarne la vita e la funzione.
Trattamento farmacolgico. Un trattamento farmacologico può essere definito come l'uso di una sostanza chimica o di una proteina che prolunga la vita di una cellula. Come menzionato prima, si tratta di sostanze che influenzano la sopravvivenza dei neuroni o di agenti neurotrofici che possono essere sommiistrati quando i fotorecettori sono danneggiati, ma ve ne è ancora un limitato numero presente. Molte di queste sostanze sono state identificate e si sono dimostrate efficaci nel prolungare la vita dei fotorecettori o addirittura nel migliorarne le funzioni in modelli animali di degenerazione retinica. Vi è in corso una sperimentazione clinica (Neurotech Co) che utilizza un approccio basato sulla terapia farmacologica. In questo caso viene somminstrato una fattore neurotrofico (CNTF) utilizzando una minuscola capsula inserita nell'occhio che rilascia questo fattore di crescita che rallenta la perdita dei fotorecettori. Questo potrebbe essere il primo trattamento in grado di curare sia la retinite pigmentosa che la degenerazione amculare senile.
Trapianto di fotorecettori e di cellule staminali. Una ovvia soluzione per rimpiazzare i fotorecettori andati perduti è quella di trapiantarne di nuovi derivati da un donatore che vadano ad occupare lo spazio lasciatoi libero dalle cellule che sono degenerate. Purtroppo si sono spesi anni e anni di ricerca sugli animali, senza ottenere successi rilevanti. Vi è stata anche una sperimentazione clinica con risultati molto modesti. D'altra parte la terapia con cellule staminali oggi offre grandi speranze per mettere a punto trattamenti futuri sia per la retinite pigmentos che per altre malattie degenerative della retina. Le cellule staminali sono cellule che hanno la potenzialità sia di riprodursi che di differenziarsi in qualunque tipo di cellula presente nell'organismo. Vi sono cellule staminali sia nell'embrione che in vari tessuti dell'organismo adulto (compresa la retina) , anche se in numero minimo. Molti ricercatori e molte industrie stanno lavorando per trovare le condizioni che portino le cellule staminali a differenziarsi in fotorecettori maturi e funzionanti. Ci auguriamo che tali sforzi portino al più presto a mettere a punto trattamenti efficaci.
Terapia nutrizionale. La vitamina A è già disponibile per i pazienti con retinite pigmentosa e numerose altre stategie nutrizionali sono in corso di messa a punto e si basano sul principio che nella retina dei pazienti con retinite pigmentosa e dei pazienti con degenerazione maculare senile si osserva un grave danno ossidativo. Nei modelli animali di RP il danno ossidativo si è dimostrato essere la principale ragione di alterazione e conseguente morte dei fotorecettori. Basandosi su questi dati in Spagna è in corso una sperimentazione clinica che prevede l'utilizzo di uno speciale gruppo si sostenze antiossidanti (“RetinaComplex”). I risultati definitivi di questa sperimentazione non sono ancora disponibili, ma i primi dati sembrano essere positivi.
Protesi elettroniche retiniche. Quando tutti i fotorecettori sono morti, una protesi retinica elettronica potrebbe prendere il posto delle cellule andate perdute e ristabilire la funzione retinica. Con questo strmento, una piccola telecamera posta all'esterno invia un segnale visivo all'impianto elettronico posto nella retina . Il chip elettronico stimola poi le altre cellule nervose retiniche e lo stimolo elettrico viene quindi inviato tramite il nervo ottico alla zona della corteccia cerebrale che lo elabora in immagine visiva. I risultati di diversi tipo di impianto elettronico utilizzati in varie parti del mmndo sono incoraggianti. Vi sono in corso sperimentazioni cliniche su queste protesi elettroniche che potrebbero essere utili sia per i pazienti con degenerazione maculare senile che con retinite pigmentosa. Una di queste sperimentazioni cliniche è effettuata dall'azienda Second Sight Medical Products (SSMP), è attualmente in fase 2 e utilizza un modello avanzato di protesi elettronica. Un altro eccellente modello di protesi è stato sviluppato da Retina Implant GmbH.
Riassunto. In conclusione oggi abbiamo molte informazioni sulle cause delle degeneraziuoni retiniche ereditarie che ci consentono di dimostrare in modo scientifico su modelli animali che i trattamenti basati su tali informazioni possono essere sia sicuri che efficaci. In seguito ai risultati delle sperimentazioni animali, oggi sono in corso numerose sperimentazioni cliniche ed è probabile che molte di più saranno messe a punto negli anni a venire.


