Sei qui: Home XVI Retina International Geni e terapia genica

Alberto Auricchio, MD

Telethon Institute of Genetics and Medicine (TIGEM) and Genetica Medica, Dipartimento di Pediatria,  Università degli Studi  di Napoli “Federico II”, Italia

L’iniziale dimostrazione del coinvolgimento del gene della rodopsina nella retinite pigmentosa, è stata seguita dalla successiva identificazione di oltre 160 geni mutati nelle malattie della retina ( RetNet Jan 2010). La generazione di modelli cellulari e animali che riproducono il fenotipo di malattie ereditarie della retina è stata fondamentale per chiarire i meccanismi patogenetici e molecolari alla base della  degenerazione dei fotorecettori. Questi studi hanno permesso di comprendere che indipendentemente dalla mutazione di base, molte degenerazioni della retina mostrano la morte dei  fotorecettori avviene per apoptosi e coinvolge anche cellule diverse dai bastoncelli, come i coni adiacenti.

Parallelamente, negli ultimi 20 anni si è visto uno straordinario progresso nel settore del trasferimento genico in vivo, attraverso lo sviluppo di vettori in grado di trasportare in maniera sicura ed efficace informazioni genetiche ai vari tipi cellulari della retina.

Di conseguenza, numerosi studi hanno dimostrato che strategie, come la sostituzione del gene nelle forme recessive di degenerazione della retina, il silenziamento di gene nelle forme dominanti, o l’aggiunta di geni codificanti per molecole neutrofiche in entrambe le forme ereditarie, può significativamente prevenire/bloccare la degenerazione dei fotorecettori nei modelli animali. Questi studi hanno permeso di portare la terapia genica per le forme ereditarie di degenerazione retinica dalla ricerca di laboratorio all’applicazione clinica. Ad oggi, più di 20 pazienti con Amourosi Congenita di Leber, una forma di cecità infantile ereditaria, sono stati trattati mediante somministrazione subretinica di un vettore virale che codifica per il gene terapeutico. La sicurezza e l’efficacia del trattamento osservate in  pazienti che sono stati trattati più di due anni fa fanno ben sperare e suggeriscono  che la terapia genica può essere applicata con successo oltre che a questa malatia anche ad altre altre condizioni di cecità